E' da parecchio tempo - vari millenni, sospetto - che ogni tanto salta fuori qualche terapia ritenuta enormemente efficace per una qualche malattia.
Alcune funzionano, alcune no.
Su Internet attualmente si trovano decine o centinaia di metodi "garantiti" per curare le peggiori malattie, e il fatto che non si diffondano viene di solito attribuito ad un
complotto da parte delle Case farmaceutiche, per fare quattrini.
L'idea sostanzialmente è che se si scoprisse che, poniamo, il cancro può essere guarito, poniamo, bevendo tisane di menta raccolte a mezzanotte, tutte le Case che campano vendendo medicinali anticancro fallirebbero. Di conseguenza, per non fallire, le Case fanno l'impossibile per screditare la tisana di menta.
La mia opinione è che questa teoria non regga.
1. Innanzitutto, ammesso che veramente le terapie "facili e alternative" funzionassero,
niente impedirebbe alle Case di vendere esse stesse la tisana a prezzo più che discreto (controllate in farmacia, e non farò nomi, quanto costano alcune "cure" alternative). Ricaverebbero meno, ma avrebbero dei costi enormemente inferiori (sono gli
alternativi stessi che decantano i bassi costi di preparazione). Io che non riconoscerei neppure la pianta della menta sarei più che lieto di pagare una ventina di euro per una confezione di tisana già pronta da bollire. Andare in campagna a raccoglierla, pulirla, prepararla, dosarla, ecc., mi costerebbe di sicuro di più.
Nel caso di alcune erbe, questo è addirittura
vitale - il comune prezzemolo, a basse concentrazioni, è diuretico; a medie concentrazioni è abortivo; e a concentrazioni appena superiori è un veleno mortale. E la dose letale varia da persona a persona, sicché il dosaggio non è qualcosa da fare da sé in cucina.
E ho sentito dire che la cicuta assomiglia a qualche altra pianta innocua. Non sarebbe simpatico, per volersi fare un decotto, fare invece la fine di Socrate.
Sicché ci sono fior di argomenti per dire che se le Case si buttassero sull'"alternativo" (ammesso che questo funzionasse), avrebbero un fior di mercato.
Lo stesso identico discorso si applica per una quantita' di terapie "alternative", azzarderei perfino per "tutte". Hanno bisogno di essere svolte o da personale addestrato (che costa), o richiedono componenti o mezzi di somministrazione suscettibili di un apprezzabile ricarico economico, o altro. Perfino di una cura "economica" a base di bicarbonato, ho sentito dire che ci fosse chi la praticava a 400 euro ad iniezione. Diciamo che anche a praticare appena una decina di iniezioni al giorno, a fine mese entra in tasca una bella sommetta (ottantamila euro meno le spese) che non credo molti luminari e baroni della medicina possano vantare.
2. Diamo per vero tutto quello che si racconta delle più efficaci terapie alternative per malattie "ufficialmente" incurabili. Cosa succederebbe? I vertici delle Case farmaceutiche
sanno che le terapie alternative funzionano. Dunque, se il capo della XYZ Chemicals si ammala di cancro, com'è (dicono le statistiche) molto probabile, cosa fa? Si cura con i propri farmaci, con tutti gli orribili effetti collaterali che ciò comporta? Ovviamente no.
Dirà di curarsi con i propri farmaci, ma
in realtà, se non è completamente rincitrullito, si curerà con i farmaci segreti.
E i medici che lo curano, che gli preparano le tisane, e tutto il resto? Loro cosa c'è nella teiera lo sanno, loro che l'hanno raccolto e preparato. Vedono il loro capo vendere il farmaco XYZ, ma curarsi con la tisana (o le iniezioni di aspirina, i campi magnetici, i cristalli, l'orgone)... e lo vedono guarire! Per quanto siano fedeli e fanatici, quando uno di quei medici, o un loro caro parente, si ammalasse - cosa, dicono le statistiche, molto probabile - cosa farà il malato, che ha un parente in una Casa che produce farmaci antitumorali? Starà zitto, o domanderà sottobanco al parente se ci sono cure, "magari sperimentali"?
Piccolo intermezzo letterario, dai "Promessi Sposi".
| Una delle più gran consolazioni di questa vita è l'amicizia; e una delle consolazioni dell'amicizia è quell'avere a cui confidare un segreto. Ora, gli amici non sono a due a due, come gli sposi; ognuno, generalmente parlando, ne ha più d'uno: il che forma una catena, di cui nessuno potrebbe trovar la fine. Quando dunque un amico si procura quella consolazione di deporre un segreto nel seno d'un altro, dà a costui la voglia di procurarsi la stessa consolazione anche lui. Lo prega, è vero, di non dir nulla a nessuno; e una tal condizione, chi la prendesse nel senso rigoroso delle parole, troncherebbe immediatamente il corso delle consolazioni. Ma la pratica generale ha voluto che obblighi soltanto a non confidare il segreto, se non a chi sia un amico ugualmente fidato, e imponendogli la stessa condizione. Così, d'amico fidato in amico fidato, il segreto gira e gira per quell'immensa catena, tanto che arriva all'orecchio di colui o di coloro a cui il primo che ha parlato intendeva appunto di non lasciarlo arrivar mai. Avrebbe però ordinariamente a stare un gran pezzo in cammino, se ognuno non avesse che due amici: quello che gli dice, e quello a cui ridice la cosa da tacersi. Ma ci son degli uomini privilegiati che li contano a centinaia; e quando il segreto è venuto a uno di questi uomini, i giri divengon sì rapidi e sì moltiplici, che non è più possibile di seguirne la traccia. |
E non so se qualcuno ha visto "The Day After". C'è una scena, quando i caporioni USA vengono a sapere che di lì a poco gli Stati Uniti saranno bombardati, e decidono di tenere tutto segreto per evitare il panico fra la popolazione. Be', cosa succede? Che come nel caso delle terapie segrete, abbiamo gente potente con in mano un'informazione che può salvare la vita. La rivelano solo ai propri strettissimi familiari, facendo loro giurare il segreto più segreto. Okay, succede una cosa che non avrebbe stupito il Manzoni: nel giro di tre ore, gli aeroporti di New York, Chicago, Washington, ecc.,
rigurgitano di gente impazzita di terrore che cerca di salvarsi. Cos'altro ci si aspettava?
E così con le nostre terapie. Stessa cosa.
Qualsiasi terapia che
funzioni, che
funzioni bene, che abbia tutte le caratteristiche positive che si sentono decantare, diverrebbe famosissima qualsiasi cosa il Governo o le Case cerchino di fare. Tutt'al più vedremmo serissimi ricercatori urlare a squarciagola che le tisane di menta non fanno un accidenti di niente... e poi correre a casa a farsene una; e ciascuno di noi conoscerebbe almeno una o due persone che sono guarite in modo "naturale". Nel posto di lavoro. Nel condominio. Amici di scuola, di parrocchia, della Casa del Popolo. "Nessun uomo è in se stesso un'isola".
Stesso discorso vale per le sperimentazioni. Vedremmo un certo numero di sperimentazioni "ufficiali" dalle quali non esce guarito nessuno, insieme a un bel numero di sperimentazioni "non ufficiali", vituperate dagli "ufficiali" e definite farlocche, sbagliate, inattendibili, ecc. -- dalle quali però la gente torna
viva. E la differenza c'è.
Perfino io, che per misurare una VES ho bisogno di una analisi del sangue, riesco spesso a distinguere un morto da un vivo che cammina a più di cento metri di distanza: così, al volo.
E' inevitabile: ogni malato guarito diventerebbe una fonte di "contagio" benefico, testimoniando col solo fatto di essere vivo che la cura funziona. Un vecchietto al circolo del tressette, con la diagnosi "cancro" in tasca, la televisione che strilla che solo il farmaco XYZ fa bene, e l'amico Bepi accanto che è guarito "naturalmente" da un carcinoma inoperabile... cosa farà? Si convincerà che Bepi è morto perché lo dice la tivù? O non gli domanderà "Di', Bepi, ma tu cos'hai preso?". E l'anno dopo, o più probabilmente pochi mesi più tardi, un altro vecchino vedrà Toni e Bepi vivi e vegeti. Quanto ci vorrà perché lo sappia tutto il quartiere?
A meno che le Case farmaceutiche non mandino in giro squadre di killer con l'obiettivo di sterminare tutti coloro che guariscono con le terapie naturali, o almeno di mantenerli sotto una certa percentuale non pericolosa, non vedo come potrebbero fermare il passaparola.
Quindi, facciamo il punto. Mi pare che sia dimostrato a sufficienza che una cura veramente efficace, di sicuro esito, e innocua,
non si può tenere segreta. A un bel momento qualcuno presenterebbe un'interrogazione parlamentare, e plotoni di malati guariti si presenterebbero sventolando le loro cartelle mediche. Attenzione: non malati in cerca di una cura, o parenti di malati: proprio ex malati,
malati guariti. E non due, tre, o venti: ma cento, mille, diecimila. Da lì in poi, la valanga non si fermerebbe.
Supponiamo invece (si possono fare supposizioni, no?) che la maggior parte di queste terapie
non funzionino affatto. Che occasionalmente abbiano buoni risultati, per imprevedibili concorsi di circostanze, ma che, di regola, funzionino poco.
Certo, qualcuno guarisce. Andate a vedere sul Guinness dei Primati: c'è gente che è sopravvissuta cadendo senza paracadute per tremila metri. Tre chilometri di caduta e poi patapunfete, e non è morta. Se uno volesse sostenere che cadere da un aereo è innocuo, e la storia che ci si spiaccica è un mito mantenuto dalle crudeli multinazionali fabbricanti di paracadute, potrebbe trovare un paio di dozzine di casi eclatanti in cui si dimostra che precipitare non fa poi così male.
Corollario: un paio di dozzine di casi non bastano per dimostrare nulla, visto che con un paio di dozzine di casi si può dimostrare che "se uno cade da un aereo a diecimila piedi, non si ammazza", e si può usare come "paracadute alternativo" il semplice ed economico fare
flap flap con le braccia.
Supponiamo così, pour parler, che queste terapie abbiano occasionalmente gli stessi risultati miracolosi del "Paracadute Alternativo". E che di norma gli utenti del P.A. però facciano SPLAT.
Che comportamento mi aspetterei allora dagli spacciatori di simili terapie (supposte poco funzionanti)? Cosa direbbero, come si regolerebbero? Non tenterebbero di rivoltare la frittata, dicendo che è tutta colpa di qualcun altro (ovviamente dei loro concorrenti)? Di appigliarsi a qualsiasi scusa per giustificare uno per uno tutti i fallimenti? Questo non ci credeva davvero, quest'altro era già stato assassinato dalla chemio, luilì aveva un conflitto spirituale occulto irrisolto, a quello non gli s'è sciolto il sale nel mezzo bicchiere d'acqua, un altro ancora ha usato teiere della forma sbagliata...
Okay. E ora, guardiamoci intorno. Cosa vediamo: il passaparola "ehi-lo-sai-che-questo-funziona!", amici e conoscenti guariti, lettere ai giornali, blog di gente che mostra foto e documenti? O lamenti semi-anonimi, scuse pronte quando la cura non funziona, tre o quattro "casi eclatanti" di guarigioni miracolose, e accuse di Grandi Complotti?
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