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| | In ebraico, mettono le mani avanti i Raeliani, la desinenza -im è usata solo ed esclusivamente per i nomi maschili e plurali. Quindi, poiché Elohim finisce in -im, Elohim è un nome maschile e plurale.
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| to: | | | In ebraico, precisano i Raeliani, la desinenza -im è usata solo ed esclusivamente per i nomi maschili e plurali. Quindi, poiché Elohim finisce in -im, Elohim è un nome maschile e plurale.
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| | Questo non è vero. Suona ragionevole, ma non è vero né in italiano (dove parole come ipotesi, tesi, antitesi e sintesi hanno la desinenza del plurale maschile, pur essendo singolari femminili), né in inglese (dove news è una parola singolare anche se sembra il plurale di new: this is good news), e soprattutto nemmeno in ebraico.
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| to: | | | Questo non è vero. Suona ragionevole, ma non è vero né in italiano (dove parole come ipotesi, tesi, antitesi e sintesi hanno la desinenza del plurale maschile, pur indicando concetti singolari femminili), né in inglese (dove news è una parola singolare anche se è strutturalmente il plurale di new: this is good news), e soprattutto nemmeno in ebraico.
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| | La desinenza -im è davvero tipica, anzi addirittura esclusiva, dei nomi maschili e plurali? Alcuni esempi, forniti da Dylan nel gruppo di discussione it.discussioni.ufo (mi segnalano però come la fonte originale fosse un ebraista su it.cultura.ebraica), mostrano come in ebraico la forma plurale non indichi esclusivamente la pluralità, ma anche l'estensione, sia nello spazio che nel tempo:
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| to: | | | La desinenza -im è davvero tipica, anzi addirittura esclusiva, dei nomi di significato maschile e plurale? Alcuni esempi, forniti da Dylan nel gruppo di discussione it.discussioni.ufo (mi segnalano però come la fonte originale fosse un ebraista su it.cultura.ebraica), mostrano come in ebraico la forma plurale non indichi esclusivamente la pluralità, ma anche l'estensione, sia nello spazio che nel tempo:
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| | Sono cose che chiunque può verificare, senza bisogno di dover conoscere a menadito l'ebraico; il che mi porta anche a dire, polemicamente, che è piuttosto scorretto pretendere l'ebraico per smentire la tesi raeliana, quando in primo luogo esso non è necessaria, e in secondo luogo non è conosciuto neppure dai raeliani - perché nessuno che conosca l'ebraico direbbe mai una enormità come "-im indica sempre e soltanto il plurale maschile".
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| to: | | | Sono cose che chiunque può verificare, senza bisogno di dover conoscere a menadito l'ebraico; il che mi porta anche a dire, polemicamente, che è piuttosto scorretto pretendere l'ebraico per smentire la tesi raeliana, quando in primo luogo esso non è necessario, e in secondo luogo non è conosciuto neppure dai raeliani - perché nessuno che conosca l'ebraico direbbe mai una enormità come "-im indica sempre e soltanto il plurale maschile".
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| | Né è l'ebraico la sola lingua semitica dove questo accade. La stessa cosa si dà nell'accadico, dove la parola "Dio" viene scritta spesso - non sempre - in forma plurale, anche quando è riferita al Faraone d'Egitto e Dio Sole, di cui di sicuro poteva essercene solo uno per volta, ed in quei casi prende verbo singolare. Identico comportamento si ha in sumero con la parola "Re": "I Re, la generosità del quale..."...
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| to: | | | Né è l'ebraico la sola lingua semitica dove questo accade. La stessa cosa si dà nell'accadico, dove la parola "Dio" viene scritta spesso - non sempre - in forma plurale, anche quando è riferita al Faraone d'Egitto e Dio Sole, del quale di sicuro poteva essercene solo uno per volta, ed in quei casi prende verbo singolare. Identico comportamento si ha in sumero con la parola "Re": "I Re, la generosità del quale..."...
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| | Quindi, riassumendo, non esiste alcun motivo di ritenere che Elohim sia una parola con intento plurale; ci sono centinaia di esempi dove invece è usata con intento singolare; e la stessa cosa avviene per molte altre parole, e in altre lingue semitiche.
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| to: | | | Quindi, riassumendo, non esiste alcun motivo di ritenere che Elohim, nonostante la struttura di un maschile plurale, indichi - nel contesto del Dio della Bibbia - un concetto plurale; ci sono centinaia di esempi dove invece è usata con intento singolare; e la stessa cosa avviene per molte altre parole, e in altre lingue semitiche.
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| | Come direbbero Sherlock Holmes (finisce in -s, quindi è plurale!), il caso è chiuso.
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| to: | | | Come direbbero Sherlock Holmes (finisce in -s, quindi è plurale!), il caso è chiuso.
Detto questo, si è visto che la parola 'elohim' è anche il plurale di eloha. E gli ebrei facevano uso di questo termine riferendosi a esseri potenti e ultraterreni, che erano sia maschili che plurali. Ci si potrebbe domandare: perché non è stato usato questo argomento, che sarebbe valido e avrebbe fior di documentazione in appoggio, a proposito degli Elohim di Rael?
Perché gli elohim plurali di cui si parla nella Bibbia sono semidei, mezze cartucce [1]; tutt'altra roba rispetto al Dio-Che-Più-Dio-Non-Si-Può. Il testo biblico anzi è molto preciso nel ripetere che questi elohim erano personaggi di secondo piano, dei quali era perfino permesso creare immagini (Esodo 20:4) in quanto non erano oggetto di culto. Si vede come scegliere questi ultimi come Creatori avrebbe prodotto un comprensibile imbarazzo ed incontrato non poche difficoltà.
Suppongo che prima o poi verrà gettata la spugna: Elohim/Adonay diventerà il capo (singolare!) degli alieni elohim, e gli altri elohim suoi sottoposti andranno a identificarsi retroattivamente con le gerarchie angeliche. Quel giorno il discorso di Elohim che è plurale perché finisce in -im verrà quietamente lasciato perdere, e tutto mi lascia supporre che si griderà con convinzione che non sia neppure mai stato fatto :-) (o forse, per la serie "meglio tardi che mai", giungerà un ennesimo errata corrige celeste).
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